{"id":531,"date":"2016-04-28T13:30:53","date_gmt":"2016-04-28T11:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/?p=531"},"modified":"2016-04-28T13:34:19","modified_gmt":"2016-04-28T11:34:19","slug":"film-terraferma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/2016\/04\/28\/film-terraferma\/","title":{"rendered":"film  TERRAFERMA"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Terraferma_(film)\" target=\"_blank\">TERRAFERMA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/files\/2016\/04\/cover_blu-ray_terraferma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-534\" src=\"http:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/files\/2016\/04\/cover_blu-ray_terraferma.jpg\" alt=\"cover_blu-ray_terraferma\" width=\"165\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/files\/2016\/04\/cover_blu-ray_terraferma.jpg 801w, https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/files\/2016\/04\/cover_blu-ray_terraferma-194x300.jpg 194w, https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/files\/2016\/04\/cover_blu-ray_terraferma-663x1024.jpg 663w\" sizes=\"(max-width: 165px) 100vw, 165px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Emanuele Crialese si \u00e8 imposto all&#8217;attenzione di critica e pubblico gi\u00e0 al suo secondo film, quel \u00abRespiro\u00bb che nel 2003 fece applaudire il Festival di Cannes, ambientato nella Lampedusa degli anni &#8217;60. Poi con \u00ab<a href=\"http:\/\/www.ondacinema.it\/film\/recensione\/nuovomondo.html\" target=\"_blank\">Nuovomondo<\/a>\u00bb l&#8217;ambizioso racconto del grande viaggio dei migranti siciliani verso l&#8217;America, la terra dell&#8217;abbondanza immaginata, si confermava come uno dei registi pi\u00f9 interessanti nel panorama della penisola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono passati cinque anni dalla sua ultima fatica e c&#8217;erano molte attese per un progetto che sembrava continuare il percorso di Crialese, con un&#8217;adesione molto pi\u00f9 radicata all&#8217;attualit\u00e0. Adesso il nuovo mondo \u00e8 la (nostra) Terraferma: il film\u00a0si ispira\u00a0anche alla vera storia di Timnit T., alla quale il regista di origini siciliane ha chiesto di \u00abreinterpretarla\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un&#8217;isola siciliana sono rimaste poche anime, per lo pi\u00f9 vecchi pescatori a riposo: l&#8217;unico a non arrendersi &#8211; come non manca di fargli pesare il figlio Nino interpretato da Beppe Fiorello &#8211; n\u00e9 a un mestiere che non rende pi\u00f9, n\u00e9 agli acciacchi dell&#8217;et\u00e0, \u00e8 Ernesto, settantenne testardo e burbero che vuole continuare per la sua strada, anche per non far demolire il peschereccio del figlio scomparso in mare. Nella famiglia protagonista, dalle evidenti ascendenze verghiane, si confrontano tre generazioni, quella del suddetto nonno, quella dello zio Nino e della vedova Giulietta, e del figlio ventenne, Filippo. Alla rocciosa solidit\u00e0 del tradizionalismo di Ernesto si oppongono i personaggi di Nino e di Giulietta: il primo \u00e8 essenzialmente un superficiale, alla spasmodica ricerca di guadagno, mentre la donna vuole offrire pi\u00f9 possibilit\u00e0 e un futuro diverso al figlio. Nel mezzo vaga confuso proprio Filippo che, non sapendo cosa fare, aiuta il nonno e se ne sta per i fatti suoi, \u00abbloccato\u00bb come dice lo zio. Quando Ernesto fa salvare alcuni africani rimasti in mezzo al mare su un gommone, si capisce come non sia solo depositario di una stereotipata saggezza ma di un senso morale in via di dissolvimento. L&#8217;etica del marinaio che non lascia nessuno in mare \u00e8 ci\u00f2 che lo spinge ad aiutare quei disperati, nonostante i problemi che ne seguiranno (cio\u00e8 il sequestro del suo peschereccio).<br \/>\nI toni di \u00abTerraferma\u00bb sono quelli di una favola realista, del racconto morale-didascalico: quasi strutturalmente soffre di una scrittura votata a delle affettazioni stereotipiche, con personaggi caratterizzati in base alla funzione che devono svolgere nella narrazione; basti pensare al ruolo della madre (la comunque brava Donatella Finocchiaro) che, inizialmente si mostra severa col figlio e dura con la clandestina che aiuta a partorire, per poi costruire con lei un prevedibile rapporto di sorellanza tra donne e madri. Anche le stesse forze dell&#8217;ordine, carabinieri e finanzieri (il cui comandante \u00e8 interpretato da un Santamaria dallo strano accento settentrionale), sono metafora d&#8217;uno Stato in guanti bianchi, presente fisicamente ma assente in senso politico e morale. Con l&#8217;arrivo dei clandestini, Crialese sembra anche voler offrire uno spaccato sinottico delle varie realt\u00e0, persino etnologico, considerando\u00a0come rivolta direttamente allo spettatore la sequenza della riunione dei pescatori, verosimilmente coi veri pescatori dell&#8217;isola, che si chiude\u00a0con la verit\u00e0 storica e personale di uno dei pi\u00f9 anziani che spiega \u00abl&#8217;antica legge del mare\u00bb. Purtroppo per\u00f2, nel complesso, l&#8217;autore perde il polso del racconto che va disperdendo la propria tensione in scontate sviolinate sentimentali, col solo Filippo a fare da<em> trait d&#8217;union<\/em> tra prima e seconda parte: la sua ribellione nel finale \u00e8 un modo personale di incontrarsi con \u00abl&#8217;altro\u00bb ed evolversi umanamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Girato a Linosa, anche se non viene mai menzionato tale nome ed \u00e8 sottinteso il riferimento agli sbarchi lampedusani, l&#8217;isola \u00e8 protagonista tanto quanto i personaggi, che la definiscono come uno scoglio \u00ab\u2018ntu mezzu u&#8217; mari\u00bb.\u00a0A\u00a0partire dal bell&#8217;incipit\u00a0che si conclude con il peschereccio tirato a secco, con un&#8217;inquadratura dal basso e gli stridenti ruomori metallici che\u00a0zoomorfizzano l&#8217;imbarcazione, ricordando una balena spiaggiata, sono molti i momenti alti che confermano quello di Crialese come uno degli sguardi pi\u00f9 personali e particolari del nostro cinema;\u00a0\u00e8\u00a0intenso il suo rapporto col\u00a0mare: liquido amniotico pieno di vita, bacino trasparente, oscuro viluppo d&#8217;acqua. Scelgo tre momenti distinti: la parentesi edonista del giro turistico con Fiorello showman, gara di tuffi, e in sottofondo \u00abMaracaibo\u00bb; Filippo e la turista milanese che, facendo un giro notturno in una barca \u00abpresa in prestito\u00bb, si ritrovano in mezzo a dei naufraghi disperati che cercano di salire a bordo: qui Crialese compone un dinamico gioco d&#8217;ombre e di dettagli, rendendo la scena, molto drammatica, quasi orrorifica e <em>carpenteriana<\/em>; infine, quel rallentamento dei <em>frame <\/em>che\u00a0disegna il mare come\u00a0un&#8217;abissale superficie frastagliata e la barca come\u00a0una navicella puntata verso l&#8217;ignoto.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Terraferma - Trailer ufficiale\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/834BqSkTy_c?feature=oembed&#038;wmode=opaque\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TERRAFERMA &nbsp; Emanuele Crialese si \u00e8 imposto all&#8217;attenzione di critica e pubblico gi\u00e0 al suo secondo film, quel \u00abRespiro\u00bb che nel 2003 fece applaudire il Festival di Cannes, ambientato nella Lampedusa degli anni &#8217;60.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1581,"featured_media":534,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[11909],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/531"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1581"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=531"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":536,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/531\/revisions\/536"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/media\/534"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blogsaverroes.juntadeandalucia.es\/italianoperte\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}